Miranda, Andy e Runway: una fotografia sul presente
di Mara Cella
L'attesa è finita, il film dell'anno è nelle sale: Il Diavolo veste Prada 2 è qui e oltre ad essere già record d'incassi è uno scorcio sul nostro tempo da non perdere. Sotto le luci dei blue carpet e lo skyline pulsante di New York, la storia di Andy Sachs diventa lo specchio glamour e crudele di un’editoria che lotta ogni giorno per restare viva ed autentica. Andy si guarda allo specchio, mentre fuori i taxi gialli sfrecciano e i fotografi si accalcano ai photocall. La redazione di Runway dopo 20 anni è ancora un sogno ma con (inevitabili) atmosfere diverse. È la sera dei Journalism Awards: un trionfo annunciato, un premio all’approfondimento che sa di riscatto. Ma l’impensabile accade in un battito di ciglia. Mentre Andy sale sul palco, scioccata e triste, il suo tavolo di giornalisti - professionisti veri, penne esperte, coscienze e percorsi di vita - viene licenziato all’istante con un unico e freddo messaggio sul cellulare. Il giornalismo sta cambiando, ovunque: ridimensionamenti, fusioni, tagli chirurgici che recidono storie e competenze mettendo in discussione scelte di vita. Fra sorrisi tirati, flash e outfit impeccabili, arriva lei: Meryl Streep l'unica e inimitabile Miranda Priestley - divina - con accanto l’immancabile Nigel/Stanley Tucci che le sussurra “Testa alta e facciamoci del male” per navigare dentro la bufera. La redazione è accusata di aver dato spazio a brand politicamente scorretti, tutti si trasformano in “cattivi, serviti fumanti su un piatto d’argento”. La linea fra inserzionisti e credibilità è sottile come un filo invisibile e Andy lo sa ma crede fortemente che “Il giornalismo sia ancora importante… più importante dei soldi”. Runway ha un passato di articoli memorabili e non può tradire se stessa. Richiamata come features editor, Andy deve ricostruire la reputazione della testata, sedare inserzionisti potenti come Dior e, tra rinegoziazioni di pagine e approfondimenti, difendere la libertà editoriale. Ora è più matura, una giornalista arguta ed impeccabile, più sicura, “stesse sopracciglia” ma è un’altra donna. Nigel parla di destino e di quel che Runway è tristemente diventato: “contenuti digitali effimeri per un esercito di lettori che li scrolla mentre fa pipì”: è la triste realtà del presente. Tanto è cambiato eppure una promessa ai lettori resiste. Fra scorci del nuovo flagship Dior a New York con le sue tonalità “tulipano sussurrato” e pareti ispirate a Parigi, Andy corre dietro al Sacro Graal delle interviste. E lo trova: una donna iconica ed inafferrabile che consente a Runway il pezzo da copertina bomba.
E c’è speranza … qualcuno legge davvero gli articoli e questo basta a dar fiato ad Andy e alla redazione. Fra quiet luxury, peeling enzimatici e acqua di cocco, Andy va avanti con quel mantra quotidiano: “Ce la fai, ce la fai” che è lo stesso per tutte/i noi, da anni ormai. Poi? In un attimo l’improvviso ricambio generazionale e di nuovo via tutte le certezze acquisite. Arrivano consulenti manageriali, strategie operative, tagli netti e opportune trasformazioni digitali. Stessa storia: un’altra pubblicazione cancellata? Non è possibile, non più accettabile. “Il giornalismo è più importante degli appartamenti di lusso” dice Andy.
E Milano entra in scena, ritmi frenetici da “inspira, trattieni e espira”. Ci si ritrova davanti alla bellezza senza tempo del Cenacolo vinciano, a Donatella Versace e Brunello Cucinelli in un cameo e alla partecipazione straordinaria di una stroboscopica special guest come Lady Gaga. Miranda è a dir poco epica nella scena in Galleria - deserta - e Milano brilla di moda e italianità. Ma Runway è una religione e va protetta. Il futuro sembra correre con la velocità della lava di Pompei, l’AI ridisegna processi e priorità ma deve restare l’impegno per la bellezza, per l’arte e le conquiste “umane” .
In tutto questo mi chiedo se un social media manager 20enne ha vissuto il film nello stesso modo in cui l'ha vissuto la mia generazione. Ha compreso la colonna sonora di Madonna, le citazioni del primo Diavolo Veste Prada e le sottili lotte che - su per giù da 20 anni - gli insider delle redazioni di lifestyle (e non solo) compiono ogni giorno?
Il mondo è cambiato è vero ma a mio avviso una cosa resta: il valore immenso dell'esperienza, delle redazioni e del giornalismo, quello vero. Quello che resiste, di chi nonostante tutto, continua a scrivere e ad emozionarsi per chi ancora legge davvero un “pezzo” pubblicato su "pagine che si sfogliano e si annusano".
Il finale del film? Ritrovano la speranza perfino i carboidrati condivisi, non possiamo perderla noi.
Il finale del film? Ritrovano la speranza perfino i carboidrati condivisi, non possiamo perderla noi.
“A volte non è perfetto l’inizio e neppure la fine ma spesso bisogna solo lasciar accadere le cose ed essere imperfetti"… il resto è vita.
