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by Enrico Cogno

La felicità non si governa

Un grande pensatore, appena scomparso, Umberto Eco, ci ha lasciato molto materiale di vera saggezza sul quale riflettere. Tra le sue tante perle mi ha colpito la riflessione su due temi importanti: la felicità e il suo opposto, l’infelicità.
Diceva Eco: aver incluso la ricerca della felicità tra i diritti dell’uomo, com’è stato sancito dalla Dichiarazione di Indipendenza americana, è stato un grossolano errore da parte dei padri costituenti, perché niente è più vago del concetto di felicità.
Per una persona essere felice può voler dire divertirsi in discoteca o comprarsi un paio di scarpe, per un altro può significare illuminarsi il cuore con un buon libro.
Quindi, impegnare un governo, articolato e composito come quello nord americano, a produrre la ricerca della felicità, ha rappresentato e continua a rappresentare un assurdo. Questo ha determinato un vasto seguito nel mondo.
Invece, sempre secondo Eco, cercare di ridurre al minimo l’infelicità potrebbe veder impegnata un’intera nazione in un programma sì, complesso ma attuabilissimo.
Perché l'infelicità è innegabilmente la stessa per tutti: è il dolore, la morte di una persona cara, la mancanza di un lavoro, è un figlio ammalato che non si sa come curare… L’elenco potrebbe essere davvero molto lungo.
Un governo che si proponga di evitare tutto questo saprebbe perfettamente cosa fare: assicurare l'assistenza medica, impedire che un bambino con dei problemi sia tagliato fuori dalla società, diminuire gli incidenti automobilistici, ridurre lo spreco di tempo per l’eccesso di traffico...
Anche qui l’elenco è infinito.
Le persone che non sono infelici sanno benissimo come raggiungere la felicità. O, se non proprio la felicità, la serenità di spirito.

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