Ideamoon
Dall’antropologia al presente: vite sospese attraverso lo sguardo di Annabella Rossi

Dall’antropologia al presente: vite sospese attraverso lo sguardo di Annabella Rossi

di Mara Cella

Si è conclusa ieri l’imponente mostra “Acrobati, Fachiri e Luna Park”, nei suggestivi spazi de La Vaccheria. Un viaggio visivo che ha riportato alla luce scorci di vita, personaggi felliniani e scenari antropologici capaci di illuminare il nostro presente. Un percorso coinvolgente che ha intrecciato l’immaginario di Annabella Rossi con le atmosfere di una Roma negli anni 1957–1960 ancora pulsante di meraviglia, restituendo al pubblico scatti inediti dal Fondo Rossi–Pedretti. Un affresco di umanità sospesa tra spettacolo e realtà, dove acrobati, fachiri e figure da luna park diventano specchi di un tempo che continua a parlarci, suggerendo che la bellezza più autentica nasce ai margini, nei gesti minimi, nelle storie che brillano senza clamore. Annabella Rossi sviluppò fin da giovanissima interessi che spaziavano dalla fotografia all’arte contemporanea, dall’archeologia preistorica alla museologia. L’incontro con il grande antropologo ed etnografo Ernesto de Martino nel 1959 segnò una svolta radicale: seguendolo nella spedizione sul tarantismo in Salento, comprese e fece propri i fondamenti del suo metodo di ricerca, immergendosi nella “realtà subalterna meridionale” e trasformando quella esperienza nel fulcro della sua futura indagine antropologica. Da quel momento, la sua attività si concentrò sulle forme della vita sociale, sulla religiosità popolare e sulla cultura materiale dell’Italia meridionale, producendo oltre 15mila fotografie e una vasta raccolta di interviste oggi conservate al Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma.
In questo contesto si inserisce la cultura popolare della giostra, uno dei paesaggi più vividi dell’Italia del dopoguerra. Le piazze e gli spiazzi periferici dell’hinterland romano, ancora segnati dai cantieri degli anni ‘50, diventavano il centro pulsante di una socialità spontanea e condivisa. Luoghi di transito e di trasformazione, sospesi tra macerie e nuove costruzioni, si animavano di attività improvvisate, di atmosfere curiose e momenti di festa. È in questo scenario che lo sguardo di Annabella Rossi si rivela decisivo. Fotografando spettacoli di strada, raduni festivi, parchi di divertimento rudimentali, magie improvvisate, giostre e giochi infantili, Rossi coglie con una sensibilità unica il doppio movimento della scena: la concentrazione di chi si esibisce e lo stupore di chi osserva. Nelle giostre improvvisate, nei luna park di fortuna, negli spettacoli di magia e nei giochi dei più piccoli, Rossi riconosce un laboratorio sociale in cui si mescolano precarietà e immaginazione, fatica e desiderio, miseria e splendore.

Dall’antropologia al presente: vite sospese attraverso lo sguardo di Annabella Rossi