Kandinsky a Palazzo Bonaparte
Firmato dall’architetto della luce Francesco Murano, il progetto illuminotecnico nasce dalla volontà di rispettare la grammatica cromatica del maestro russo. "La luce è stata progettata come un dispositivo di rivelazione, non di interpretazione", afferma Murano, che ha costruito un ambiente percettivo neutro, stabile e bilanciato, dove ogni dipinto può esprimere la propria intensità originaria.
La mostra, prodotta da Arthemisia in collaborazione con il Centre Pompidou e curata da Angela Lampe, affronta una sfida complessa: conciliare la ricchezza cromatica delle opere con le esigenze conservative dei materiali più delicati. Murano ha ideato un sistema a doppia soglia luminosa, calibrato per mantenere armonia tra dipinti a olio e opere su carta, garantendo un percorso unitario e coerente. Neutralità, continuità e controllo sono i tre principi che guidano l’intero progetto, dove la luce diventa custode silenziosa della visione.
Tra i dettagli più raffinati, la micro‑modellazione delle superfici: un intervento quasi impercettibile che evita riflessi, mantiene un fondo visivo neutro e permette ai colori di emergere con maggiore profondità. «È un dettaglio invisibile, ma decisivo», spiega Murano, «perché contribuisce a una percezione più naturale e immersiva».
La mostra invita il pubblico a vivere il colore come spazio mentale, energia e ritmo interiore. La luce non guida e non suggerisce: amplifica la risonanza emotiva delle opere, lasciando che siano forme e cromie a costruire il dialogo con lo spettatore. Un’esperienza che trasforma la visita in un paesaggio sensoriale, dove Kandinsky rivela la sua forza più autentica.
