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Taverna Flavia, il ritorno di un’icona romana

Taverna Flavia, il ritorno di un’icona romana

Testo e foto di Mara Cella

La storica insegna di Via Flavia ha ritrovato nuova luce, stile e sapori con un approccio che parla al futuro senza tradire la sua anima romana.  
Dopo anni dalla scomparsa del suo leggendario oste, Taverna Flavia è tornata a brillare sotto la guida dell’imprenditore Luca Di Clemente e del giovane chef Andrea Lattanzi, che firma una cucina di memoria e tecnica, di recupero e contemporaneità. Alle pareti un richiamo al cinema dei divi hollywoodiani, da Liz Taylor ad Audrey Hepburn, da Barbra Streisand a Paul Newman, mentre mattoni a vista, velluti rosa e grigi e atmosfere essenziali ridisegnano un luogo che resta romanissimo ma con un’eleganza più contemporanea e internazionale. Circa 80 coperti, un ambiente rilassato, lontano anni luce dalle trattorie turistiche, un angolo di romanità autentica, perfetto anche per un pranzo della domenica, che dialoga con la modernità di una città sempre più aperta ad un turismo alto e di qualità.
Di Clemente, imprenditore noto per salvare e rilanciare locali storici, ha scelto un restyling rispettoso: non una rivoluzione, ma un’evoluzione che rende la Taverna più attuale senza snaturarne l’identità. Lattanzi, classe ’95, porta in cucina un bagaglio costruito tra Osteria Da Mario, Trattoria Pennestri, Oliver Glowig e un’importante esperienza francese tra Saint-Tropez e Courchevel. Il risultato è una carta che recupera piatti “di una volta” e li rilegge con tecnica d’Oltralpe e cuore romano.
Un posto da mettere in agenda, dove la romanità assume un tono più internazionale nel piatto, esattamente come accade oggi a Roma, Città Eterna ma sempre più moderna.
Tra gli antipasti spiccano la salvia fritta ripiena di gorgonzola e chutney d’uva e la “pizza & mortazza” trasformata in una golosa crocchetta; poi i meravigliosi cappelletti con broccoli romaneschi e arzilla (in foto in basso ) lo spaghettone al padellino, una ricetta di recupero,con pasta cotta il giorno prima e condita con funghi e salsiccia ( in foto in alto) e il sorprendente risone “al formaggino mio”, che profuma d’infanzia ma nasconde un cuore raffinato con uno strepitoso ragù bianco di cortile. Per una dolce chiusura: il Marisù un incontro felice tra maritozzo e tiramisù, perfetto simbolo di questa nuova Taverna Flavia, con una tradizione che si lascia contaminare con grazia.
Un ritorno in grande stile per un indirizzo che ha fatto la storia della Dolce Vita e che oggi, senza nostalgia ma con rispetto, torna ad essere un riferimento della ristorazione romana contemporanea.
Taverna Flavia, il ritorno di un’icona romana